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Costume

Invidia: come trasformarla in un sentimento positivo

Dal dizionario Treccani, ecco la definizione di invidia: sentimento spiacevole che si prova per un bene o una qualità altrui che si vorrebbero per sé, accompagnato spesso da avversione e rancore per colui che invece possiede tale bene o qualità; anche la disposizione generica a provare tale sentimento, dovuta per lo più a un senso di orgoglio per cui non si tollera che altri abbia doti pari o superiori, o riesca meglio nella sua attività o abbia maggior fortuna.

L’invidia è un sentimento diffuso in forme più o meno intense. L’invidioso prova disagio per le fortune di chi è considerato abbastanza vicino ma più fortunato o meglio dotato. E’ più intensa l’invidia per le ricchezze del collega o dell’amico che non per quelle di Murdoc vissuto come troppo lontano e non confrontabile. Quanto più vicino è percepito il fortunato tanto più intenso è il sentimento di inadeguatezza provocato dal confronto.

E’ un sentimento socialmente non accettato che certifica l’inferiorità di chi lo prova. Quindi è sovente dissimulato; quando si invidia una persona  si cerca il difetto e di denigrare quanto ottenuto o posseduto dalla stessa. Ma il tutto avviene spesso senza consapevolezza e in modo nascosto.

L’occhio malevolo dell’invidioso è assai temuto nella tradizione antica, dove si ritiene che possa addirittura provocare danni alla persona invidiata. Da qui, il tentativo di auto-denigrazione e lamentela tanto diffuso. Ho guadagnato si ma…. Sono fidanzata si ma…. Si tratta di una difesa naturale e automatica messa in atto contro l’altrui sguardo malevolo.

Tutti provano o hanno provato questo sentimento perché è una parte dell’istinto di sopravvivenza. Sembra che lo provino anche gli animali. Sottoposto ad esperimento, se un animale riceve più cibo di un altro, nell’ambito di un confronto dove l’animale che riceve di più viene visto dall’altro, il sentimento del secondo è negativo e di frustrazione che si esprime anche con reazioni di rabbia esplicite.

Questo avviene perché nell’evoluzione umana e animale c’è la percezione che le risorse sono limitate, quindi se lei o lui riceve più cibo, io ne avrò di meno, se lei è più bella, avrà accesso ad un compagno migliore rispetto a me.

La competizione provoca l’invidia e il senso di mancanza amplifica questa fastidiosa emozione.

Il ricco ad esempio è assai invidiato, da qui la risonanza mediatica sulle “disgrazie” che accadono ai più fortunati. Se si droga il rampollo di famiglia, suscita una specie di piacevole sentimento nella collettività, diverso da quello provato se a drogarsi è un ragazzo di periferia. Il divorzio dei famosi, fa provare un sentimento simile ad una sottile felicità, si tratta di un sollievo al sentimento frustrante dell’invidia.

Aristotele: “invidiamo coloro il cui successo risuona come un rimprovero fatto a noi”.

Per la religione cattolica, è uno dei peccati capitali. Caino è di fatto invidioso di Abele, e sappiamo come è andata.

Si può curare l’invidia?

Si, la cura c’è e passa dall’identificazione con l’invidiato. E’ un lavoro fatto su se stessi per curare la propria anima da questo sentimento e catalogare e sentire le fortune altrui come potenzialmente anche nostre. Le risorse sono illimitate e comunque io ne ho accesso come l’altro. Se un altro lo ha fatto anche io posso.

L’America e la ricchezza

In America ad esempio, è diffuso il sentimento di identificazione con il vincitore, che si tratti di sport o di ricchezza. Lui ce l’ha fatta, quindi posso anche io, quindi il mio sentimento è positivo.

Gli anglosassoni, con la riforma protestante di Lutero, hanno modificato il sentimento di competizione da negativo a positivo, trasformando l’invidia in un motore per la ricerca del miglioramento personale e della crescita, eliminando la negatività dal sentimento di chi lo prova. E’ tifo e partecipazione al successo dell’altro, potenzialmente anche nostro.

Alcuni punti cruciali:

  1. Non sentiamoci in colpa o in difetto se proviamo invidia. E’ un sentimento naturale e prodotto dalla competizione per la sopravvivenza, amplificato dai media e dalla socialità stretta del nostro sistema di vita.
  2. Meglio accettare il sentimento provato, rifiutarlo peggiora la situazione.
  3. Cercare la consapevolezza, se ti riconosci nel provare invidia, quest’ultima diminuirà naturalmente senza nessuno sforzo.
  4. Provare a pensare che il fortunato è parte di te.  Ammirare come quando guardi un paesaggio, ti piace e punto.
  5. Se viene tolta la bellezza, la felicità o la ricchezza ad un altra persona, non vuol dire che la tua situazione migliorerà. Anzi, aumenterà la quota di persone in difficoltà diffondendo sentimenti negativi che in un modo o nell’altro finiranno per coinvolgerti. Riflettiamo su questo punto.
  6. Chi amplifica, sfrutta e strumentalizza questo sentimento, va silenziato. Immagina un muro tra te e la negatività.
  7. Apprezzare la fortuna, la bellezza e la ricchezza altrui rende più sereni e aumenta la possibilità di un miglioramento profondo della propria vita.

 

Invidia, come trasformarlo in un sentimento positivo.

 

 

 

 

 

 

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