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Lettere

Mark Zuckerberg: ciao Mark, che vuoi fare?

Dal mio profilo facebook ricevo ormai moltissimi messaggi direttamente da Zuckerberg, in uno degli ultimi ci sono i dati.

Scrive:

“ La nostra comunità ha ormai quasi 1.9 miliardi di persone, di cui 1.2 miliardi di persone attive ogni giorno. Più di 65 milioni di piccole aziende usano facebook per connettersi con i propri clienti.
….
Abbiamo ancora molto lavoro davanti come continuare a costruire la comunità che vogliamo tutti — gente che sia informata, solidale, sicura, e una forza per il bene nel mondo. Grazie per essere parte di questo viaggio per collegare il mondo. 

Riflettevo sul potere di questo uomo-ragazzo, con il suo sorriso solare, l’immagine immacolata da ragazzo della porta accanto, che con un semplice click, può comunicare un messaggio a 1.9 miliardi di persone potenziali. Un uomo-ragazzo che ammette apertamente, si trova in un “viaggio per collegare il mondo”, parole sue, anzi post suo.

Chi altro al mondo ha nelle sue mani un simile potere? Tutto ciò induce ad una riflessione, sarà forse un progetto più ampio quello di Mark Zuckerberg? Sarà un progetto politico? Perché una cosa così potente, non può non essere anche politica, non può non influire nelle decisioni, nei pensieri e conseguentemente nel voto delle persone, che creano poi governi, che decidono per i nostri figli e per il mondo.

E prima ancora dei governi, le persone modificano il loro modo di pensare, odiano o amano, detestano, irridono, prendono le distanze o si avvicinano. Tutto questo avviene mediante semplici post condivisi, con immagini facili da leggere per chiunque, immediate, a volte ironiche. In una parola, efficaci. Efficaci come nessun messaggio pubblicitario può esserlo, nessun articolo veicolato dai media tradizionali, perché, anche se non sempre lo sono, questi post vengono vissuti come “passa parola”, e non come un informazione che passa dall’alto di un editore, comunicatore, stato o insegnante, ma come informazione che arriva da un altro come me, da persona a persona. Quindi depurata dal sospetto di secondo fine propagandistico.

Cosa non è affatto detto che sia. Ma è il percepito, ed è la forza di questo modo di comunicare.

Un ragazzo, e qualcun altro con lui, possiede un mezzo di connessione così invasivo, che se usato per il bene sarà un grande bene, ma se usato per il male…non ci voglio pensare.

Mi chiedevo anche se è corretto che una così grande responsabilità sia in mano ad una singola persona o ad un singolo nucleo familiare o ristretta cerchia di persone. E se ci sia il rischio che questa ristretta cerchia, possa essere sostituita da “eredi” meno puri e meno degni.

Ai tempi delle fake news, dove si sospetta che le recenti elezioni americane siano state in qualche modo influenzate dalla diffusione di queste false notizie che hanno creato odio, e questo ha poi indirizzato il voto in una direzione. Una riflessione va fatta.

Speriamo che Mark, sia quello che sembra, un ragazzo della porta accanto che desidera collegare il mondo… per il bene di tutti.

Il problema che vedo, che sento, è che i sentimenti che vengono veicolati, non sono solo benefici. I buoni messaggi ci sono certo, ma c’è anche tanto dileggio, tante menzogne, molte cattiverie, e anche queste, insieme ai buoni messaggi benefici, si diffondono, crescono e raggiungono sempre più persone che cliccano e condividono. Modificando il clima in negativo, il sentimento da neutrale o positivo ad aggressivo e negativo. Trovare un colpevole a cui addossare la nostra frustrazione, è facile con i post di odio, trovare un capro espiatorio, una vittima sacrificale. Amplificare le cattive notizie, è purtroppo diffuso, e supera in forza di influenza, per ora, il messaggio positivo che pure, per fortuna, c’è.

Auguri Mark.

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